Un orrido impasto di affari, dominio maschile, schiavismo
Annamaria Rivera,
"Liberation", September 1, 2010, pp. 1-2
The last official visit to Italy by Colonel Gaddafi was, once again, the triumph of society in Eastern version of the show: the Amazons, the horses Berbers, Bedouin tents, the harem mercenary, the Koran offered as a gift courtesy of butterflies in place of silver (or gold, we do not know) that the Knight is usually give to guests at Villa Certosa. After all, kitsch is the same show that we are often offered by former seller of brushes (electrical) who made his fortune, ma, appunto, decorato con un po’ di paccottiglia orientaleggiante.
Il Colonnello conosce bene i suoi polli, sa bene che nel regno di Papi può permettersi di gigioneggiare e provocare. Di sicuro intuisce che nel basso impero che lo ha accolto trionfalmente per la quarta volta è ben radicata, e considerata con indulgenza da buona parte dell’opinione pubblica, la protervia maschilista: la stessa che lo ha spinto ad assoldare come comparse del suo show donne che il sistema politico-mediatico berlusconiano ha assuefatto al mercimonio di sé. Sa bene, Gheddafi, che le espressioni d’indignazione o addirittura di disprezzo neocoloniale (il “Rais”, il “Satrapo”, lo hanno definito) che egli suscita nell’establishment politico -variamente motivate, quasi tutte incoerenti e ipocrite- sono il piccolo prezzo da pagare al riconoscimento politico, ad affari lucrosi, all’indennizzo cospicuo per “le sofferenze arrecate al popolo libico a seguito della colonizzazione italiana”: così recita il Trattato di amicizia, cooperazione e partenariato, che ha concluso il percorso iniziato dai protocolli sottoscritti a Tripoli nel 2007 dal ministro Amato col sostegno politico di D’Alema, allora ministro degli esteri. Il corollario di tanta fervida amicizia –perfino servile, così da indurre il Cavaliere a baciare la mano del Colonnello come fosse il Papa- sono, come è noto, i pattugliamenti congiunti delle coste, i sistemi di controllo delle frontiere terrestri libiche (affidati a imprese italiane), i respingimenti collettivi di migranti e profughi, i cadaveri abbandonati nel deserto, le violenze e le torture inflitte ai migranti rinchiusi nelle prigioni e nei centri di detenzione. E qui il cerchio si chiude. Infatti, a pensarci bene, non è così paradossale quel che sembra tale. Lo scenario orientalista ostentato in un paese afflitto da islamofobia e arabofobia è una stranezza solo apparente. Nel paese in cui si assaltano moschee, si aggrediscono donne velate e si insulta l’Islam (Santanché, sottosegretario), si propone il Maiale Day in spregio ai musulmani (Calderoli, ministro), si auspica una nuova Lepanto against the infidels (La Padania ), in such a country there may well be four calls to the official representative of the Libyan Arab Republic that the Koran gives a hired girls and invites them to conversion. As long as the substance is safe: business, profit, male domination, the purchase of the workforce at the lowest price, ergo the selection of migrants and their de-humanization, and the propagandistic use of the immigration issue. The substance remains intact even neo-colonial operation. The Treaty of Friendship and the four solemn reception of him which was given the role of watchdog of the holy Italian maritime borders do not scratch the spirit of a society, quella italiana, che mai ha fatto i conti collettivamente col proprio passato coloniale, mai ne ha riconosciuto e rinnegato gli orrori; una società che oggi continua a nascondere la polvere della xenofobia e del razzismo quotidiani sotto il tappeto del mito degli italiani, brava gente. Chi oggi bacia la mano a Gheddafi è lo stesso che nel 2004 presiedeva il governo che patrocinò un’indecente mostra fotografica sull’ Epopea degli Ascari Eritrei : ospitata nel Vittoriano, la mostra celebrava il contributo delle truppe “indigene” collaborazioniste alla conquista coloniale del Corno d’Africa. Per dirne un’altra, il film Il leone del deserto, sulla resistenza contro il colonialismo italiano in Libia, mai fino a oggi è entrato nel circuito ufficiale delle sale cinematografiche italiane: messo al bando nel 1982 -secondo Andreotti, allora capo del governo, infangava l’onore dell'esercito-, perseguito per vilipendio delle forze armate, solo dopo la visita italiana di Gheddafi nel 2009 fu proposto per la prima volta da una rete televisiva. Quanto al Leone del deserto, Omar al-Mukhtar, martire della resistenza anticoloniale ed eroe nazionale, temiamo si stia rivoltando nella tomba: in fondo, quelli che ora omaggiano il Colonnello sono, per lo meno sul piano culturale, i degni eredi di coloro che misero a morte al-Mukhtar dopo un processo sommario. E comunque al Leone del deserto non sarebbe piaciuto, immaginiamo, recognition of the dignity of his country would cost the trail of corpses that stretches from the Libyan desert to the gates of the metropolis.
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